All’alba del terzo millennio la scuola è chiamata a sviluppare il massimo livello di relazioni sociali, nell’intento di favorire le migliori condizioni ambientali ed educative per l’istruzione. Ogni edificio scolastico, perciò, dovrebbe essere considerato come parte integrante di un “continuum” educativo, fortemente inserito in un contesto umano e sociale.
Il rapporto tra intenzioni pedagogico-didattiche e manifestazioni della cultura finalizzata al servizio educativo è sempre stato stretto, e ha condotto, nel corso degli ultimi due secoli, a seguito dei mutamenti del concetto di scuola e all’affermazione di nuove linee evolutive di strutturazione formativa, alla definizione di nuovi organismi edilizi destinati all’educazione.
La ricerca intrapresa sull’architettura delle scuole e delle altre strutture educative è quella che maggiormente raccoglie significati sociali, incorporando interpretazioni culturali che la rendono di fatto, lo specchio della società che se ne rende artefice. Alla fine del XX secolo la scuola si ritrova a confrontarsi non solo con l’opportunità offerta da nuovi ambiti disciplinari emergenti (telematica e informatica soprattutto) e da possibili nuove ipotesi di strutturazione pedagogica, ma anche con i principi relativi allo sviluppo sostenibile.
La sostenibilità rappresenta uno di quei concetti definiti “deboli”, poiché in essi convergono una pluralità di approcci differenti che danno origine a confusione, ma che allo stesso tempo sono dotati di una grande forza dovuta proprio alla loro capacità di unificare visioni anche conflittuali su uno specifico tema proponendolo come prioritario all’attenzione delle comunità.
Questa convergenza di posizioni diverse nel campo della sostenibilità non risparmia nemmeno la progettazione edilizia. Tale pluralità di idee e di approcci è ben rappresentata dalla moltitudine di definizioni che si possono ritrovare: sustainable architecture, architettura bioclimatica, sustainable building, sustainable design, green design, green building, architettura bioecologica, bioarchitettura, tecnologie appropriate, earth architecture. La moltitudine di questi approcci progettuali ha come obbiettivo comune la riduzione dell’ecological footprint[1] degli edifici e il raggiungimento di una idonea qualità abitativa, riconoscendo i legami profondi tra la cultura spirituale dell’abitare e l’intero campo di risorse ambientali, ispirandosi ai caratteri dell’architettura tradizionale e progettando in modi appropriati alle condizioni del luogo (genius loci).
Viene allora naturale chiedersi in che modo gli edifici per l’istruzione possono assumere i nuovi significati simbolici che la nuova cultura ambientale richiede all’architettura e in che modo possano palesare la volontà di trasmettere alle future generazioni i valori che la cultura della salvaguardia dell’ambiente ha riscoperto negli ultimi decenni.
Design with Climate, bioclimatic approach to architectural regionalism, è il titolo del libro che V. Olgyay pubblica nel 1962 e che costituisce insieme un manifesto ed una metodologia per “lavorare con le forze della natura, non contro di esse ed utilizzare le loro potenzialità per creare migliori condizioni di vita” negli insediamenti umani. La risposta bioclimatica alla domanda di climatizzazione ambientale degli edifici costituisce un contributo strategico alla progettazione di ecosistemi antropizzati perché interviene, attraverso la manipolazione di forme e materiali, sul metabolismo degli edifici. L’architettura bioclimatica è quella che sfrutta le brezze estive per raffrescare e ventilare gli ambienti interni, quella che si “apre” al sole invernale e si “chiude” a quello estivo. In questa architettura le superfici vetrate si orientano prevalentemente a Sud, e la forma dell’edificio e le sue aperture si adeguano in modo da difendersi dal freddo e dai venti invernali. L’edificio si adatta alle caratteristiche dell’ambiente circostante per ottenere il maggior vantaggio dal punto di vista termico e luminoso, e sfrutta lo stesso “intorno” per migliorare le proprie condizioni di comfort.
Negli ultimi decenni, la progettazione di edifici scolastici, in numerevoli casi, ha costituito il campo di sperimentazione di nuove tecnologie e tipologie per il risparmio energetico2. Tale sperimentazione è agevolata dalla constatazione che, molti principi dell’architettura sostenibile, ed in particolar modo di quella bioclimatica, sono già insiti nelle caratteristiche distributive e compositive che si richiedono di norma all’edificio scolastico. Inoltre, i nuclei funzionali propri degli edifici scolastici (spazi per le unità pedagogiche, spazi per l’educazione fisica, spazi per la comunicazione e l’informazione, ecc.) e il profilo temporale e stagionale di utilizzazione dei locali scolastici ben si prestano all’applicazione dei principi tecnologici dell’architettura sostenibile.
 Quali possono essere dunque, oggi, le potenzialità educative alla sostenibilità, di un edificio scolastico progettato e realizzato secondo i principi dell’architettura sostenibile?
Viaggi di istruzione che comprendano la visita ad edifici scolastici “sostenibili” (anche se nel nostro paese la produzione edilizia “sostenibile” risente di un notevole ritardo programmatico e tecnico nei confronti di molti altri paesi della comunità europea, tra il 1975 e il 1990 erano già stati censiti in Italia 21 edifici scolastici bioclimatici) possono consentire, oltre alle opportunità di scambi relazionali tra i diversi istituti, l’osservazione diretta della trasposizione dei principi dell’architettura sostenibile in costruzioni reali, costituendo un’eccellente occasione di formazione ai concetti della sostenibilità e alle sue applicazioni pratiche. 
Le più recenti tendenze inerenti l’architettura sostenibile conducono al superamento del concetto di “edificio intelligente”, molto in voga negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, concetto che definisce un edificio caratterizzato dalla presenza di sistemi informatizzati che gestiscono in modo automatico tutti i dispositivi incaricati della gestione microclimatica della costruzione (serramenti esterni, impianti, ecc.), in favore di una “desofisticazione” del costruito e di una maggiore “responsabilizzazione” degli utenti dell’edificio, coinvolgendo gli studenti nella gestione “ambientale” della scuola.
Inoltre, l’architettura bioclimatica ridefinisce il rapporto tra uomo e condizioni ambientali interne degli edifici, modella secondo canoni più naturali e consapevoli il concetto di comfort ambientale, riconducendo l’uomo ad un migliore rapporto tra se e l’ambiente microclimatico interno dell’edifico, a sua volta variabile e influenzabile dalla mutevolezza dell’ambiente esterno. Tutto ciò esalta le relazioni e gli scambi cognitivi ed energetici tra l’uomo e l’ambiente esterno nel quale l’edificio si inserisce.
Infine, l’architettura sostenibile è in grado di stimolare la salute psico-fisica degli individui che la abitano, grazie all’utilizzo di materiali bio-compatibili e in grado di riaffermare il ruolo educativo della percezione della materia, i cui esiti formativi sono ben noti già dalle prime fasi della nostra vita. Architettura sostenibile dunque come progetto “materiale” di spazi da godere attraverso l’affinamento percettivo di un’estetica “materiale”
Tutti questi aspetti possono costituire importanti strumenti per l’educazione degli studenti ai concetti di comfort ambientale “naturale” e per il miglioramento delle relazione esistenti tra essi e l’ambiente “esterno”. Costituiscono buone ragioni affinché chi opera nel settore della formazione si impegni nel sensibilizzare gli enti responsabili della pianificazione e della programmazione delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni di edifici scolastici, al fine di incrementare la presenza di edifici scolastici “sostenibili” nel panorama delle strutture dedicate alla formazione.
Trascorrere il tempo dedicato all’educazione in un edifico che è esso stesso, per la sua costituzione fisica, funzionale, formativo: quale migliore mezzo pedagogico per riportare il rapporto uomo-ambiente al centro del processo educativo?   

L’esempio
Il Lycèe Albert Camus- come mostra la foto - ideato da Sir Norman Foster, uno dei più importanti e prolifici architetti contemporanei, è un ottimo esempio di come si possa adeguare un moderno edificio scolastico alle necessità di una particolare locazione, in questo caso la cittadina mediterranea di Frèjus, sulla Costa Azzurra. I progettisti hanno cercato di creare un ambiente interno confortevole in ogni momento dell’anno con il minimo dispendio di risorse energetiche. A questo scopo un viale interno a doppia altezza fornisce uno spazio naturale per la ventilazione e il ricambio di aria tra le aule, mentre la doppia struttura della copertura assicura un effetto refrigerante. Un ampia serie di brises soleil, che per la loro forma e per le ombre che essi creano rievocano l’estetica e le funzioni delle essenze arboree locali, protegge il lato meridionale dell’edificio dalla luce solare diretta in estate, ma permette che in inverno il calore del sole possa penetrare all’interno. La tipologia dei materiali utilizzati per la costruzione e la loro disposizione contribuiscono a raggiungere gli obiettivi di comfort ambientale. Le caratteristiche salienti di questa architettura ad areazione naturale dimostrano come si possa progettare e costruire un edificio scolastico in modo rapido, relativamente economico e rispondente alle tematiche ambientali ed educative del terzo millennio.

[1] Ecological footprint:  L'impronta ecologica misura l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate nel ciclo di vita di un edificio o da una comunità umana (Warkernagel e Rees, 1966).

2 in proposito, uno dei primi edifici bioclimatici di una certa importanza realizzato in Italia è stato una scuola materna a Marostica (VI), località Crosara, realizzato tra il 1975 e il 1978.