Il problema del riscaldamento centralizzato nella redazione dell’attestato di certificazione energetica
Sentiamo il perere di un nostro esperto che ha approfondito la tematica
Edificio esistente con riscaldamento centralizzato: è una delle situazioni più comuni che il certificatore energetico si trova di fronte. Ma cosa c’è di tanto difficile? Ad una prima occhiata può sembrare che non ci siano problemi, ma non è così.
Per fissare le idee, si fa riferimento nel seguito alle disposizioni della Regione Piemonte.
La Regione Piemonte indica la metodologia da seguire in situazioni di questo genere: “Nel caso di fabbricati dotati di un impianto termico centralizzato, la certificazione della singola unità immobiliare dovrà necessariamente essere preceduta dalla certificazione dell'intero edificio che attesta il valore del rendimento impiantistico” (Legge regionale n.13 del 2007, par. 5.1).
Ciò significa che per fare la certificazione di un comunissimo appartamento di un condominio con impianto di riscaldamento centralizzato, occorre:
• certificare tutto lo stabile
• ricavare da tale certificazione il rendimento medio globale stagionale
• applicare all’appartamento in esame tale rendimento medio globale stagionale per passare dal fabbisogno ideale al valore di energia primaria da utilizzare per la classificazione.
È evidente che la certificazione dell’intero stabile presenta alcuni problemi di non facile soluzione. Un problema potrebbe essere rappresentato dai proprietari degli appartamenti non interessati alla certificazione che non vogliono far entrare nelle proprie case il certificatore per il sopralluogo.
Un altro problema è di sicuro di natura economica: il certificatore lavora molto di più per percepire alla fine la stessa parcella.
Il proprietario dell’appartamento da certificare non è sicuramente disposto a sobbarcarsi un onere così elevato come la certificazione di un intero stabile!
Si è provato a formalizzare il problema facendo riferimento a qualche formula di principio molto generale per provare ad individuare successivamente possibili soluzioni alternative a quella indicata nella legge regionale.
In assenza di deroghe da parte del legislatore, quest’ultima rimane l’unica valida da utilizzare.
Definizioni:
• QH = Fabbisogno ideale per intero edificio
• qH = Fabbisogno ideale per appartamento in esame
• A = Energia primaria ausiliari elettrici per intero edificio
• a = Energia primaria ausiliari elettrici per appartamento in esame
• EP = Energia primaria per intero edificio
• eP = Energia primaria per appartamento in esame
• η = Prodotto dei rendimenti di emissione, regolazione, distribuzione e generazione
• ηgl,stag = Rendimento medio globale stagionale
Ipotesi:
• Acqua calda sanitaria ottenuto mediante scaldaacqua autonomo
• Riscaldamento a metano
Si ottengono i valori di energia primaria e rendimento medio globale stagionale con riferimento all’intero edificio secondo le formule seguenti:
EP=QH/η

Il secondo termine rappresenta la quota di energia ausiliaria attribuita all’appartamento. In esso compare QH, per conoscere il quale è necessario il calcolo sull’intero stabile. T
utti gli altri termini sono noti anche senza il calcolo sull’intero edificio. Il rapporto

usato per attribuire la quota di energia ausiliaria sull’appartamento in esame, potrebbe essere sostituito con un driver analogo per valutare il quale non sia necessaria la valutazione energetica di tutto il condominio.
Una ragionevole proposta potrebbe essere il rapporto tra la superficie disperdente dell’appartamento in esame e la superficie disperdente totale di tutto lo stabile. I
in formule:

,
ovvero:

Tale approssimazione è tanto più vicina alla soluzione esatta quanto più gli appartamenti del condominio sono strutturati in modo analogo, come esposizioni, superfici vetrate, ecc… Occorrerebbero simulazioni su edifici-campione per verificare gli scostamenti di tale metodo rispetto a quello indicato dal legislatore, che non sono obiettivo di questo articolo. Metodi semplificati e software commerciali.
Tuttavia, se anche il certificatore fosse autorizzato dal legislatore ad utilizzare metodi semplificati come quello proposto, per evitare di valutare tutto l’edificio invece del singolo appartamento, probabilmente si scontrerebbe con un problema legato ai software commerciali. Quelli che si conoscono non consentono di impostare una quota di riduzione dell’energia termica degli ausiliari in base ad un coefficiente impostabile come dato di ingresso. Conseguenza di ciò è la necessità di una post elaborazione dei dati, ad esempio in ambiente MS Excel, che il certificatore dovrebbe sviluppare in autonomia, ed il conseguente ricalcolo della classe energetica per coerenza.
Per ovviare al problema, si sente dire in giro alcune volte che la ripartizione dell’energia degli ausiliari sull’appartamento da certificare è fatta mediante una ripartizione a monte della potenza nominale del generatore.
In pratica, si ipotizza un generatore equivalente dedicato al solo appartamento in esame di potenza nominale pari a rH volte la potenza nominale del generatore effettivo.
Questa semplificazione, che permette di utilizzare i software più comuni in modo standard, senza post-elaborazioni particolari, risente delle non-linearità che legano potenza nominale ed energia termica degli ausiliari, secondo la UNI TS 11300 – Parte 2. Cioè ridurre di rH volte la potenza nominale del generatore effettivo non significa ridurre di rH volte l’energia termica degli ausiliari, che è l’obiettivo da ottenere!
Allora, che fare? Al momento ci dobbiamo obbligatoriamente attenere al metodo indicato dalla regione, ma ci auguriamo che al più presto possano essere autorizzati metodi approssimati in grado di semplificare il lavoro e che i software possano essere aggiornati di conseguenza.
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